vitamina D

La parola all’esperto:
che cos’è la vitamina D

Per i nostri incontri con gli specialisti del centro medico Benvita, oggi facciamo una chiacchierata col dottor Federico Furlan, medico internista che si occupa delle malattie del metabolismo osseo, e affrontiamo un tema di grande attualità: la Vitamina D.

Buongiorno dottor Furlan, le chiedo subito conferma di un dato: è vero che circa l’80% della popolazione italiana presenta carenze di vitamina D?

Beh, sì: è vero, purtroppo è così. Dico “purtroppo” per la grande importanza che riveste la vitamina D per il nostro organismo.

Entriamo più nel merito: quale origine ha la vitamina D?

È una vitamina che, per tutti i mammiferi, ha una duplice origine. Deriva infatti sia dall’alimentazione, sia dall’esposizione alla luce. Dal cibo ricaviamo circa il 20% del fabbisogno quotidiano di vitamina D, ma gli alimenti che la contengono non sono poi tanti e, tra questi, non ce ne sono molti di uso comune: il latte, il tonno, i funghi, il salmone, le sardine, il tuorlo dell’uovo, i gamberi, sono i più facili da trovare sulle tavole e nelle dispense delle nostre case. Ma l’alimento che contiene più vitamina D è l’olio di fegato di merluzzo. Si tratta, in ogni caso, di alimenti che, per fornire il loro apporto di vitamina D, andrebbero assunti in quantità tali da essere incompatibili con la quotidianità.
L’80% del nostro fabbisogno giornaliero, invece lo assumiamo dalla luce solare, diretta o indiretta. Significa che non serve esporsi al sole come quando si è sulla spiaggia, ma è sufficiente uscire di casa quando è giorno affinché il nostro corpo assorba i benefici dell’irradiazione solare.

Se l’assunzione attraverso i cibi mi sembra più comprensibile, da uomo della strada lo è meno quella attraverso la luce: potrebbe spiegarmi come avviene?

Determinate lunghezze d’onda della luce, colpendo la nostra pelle, convertono una proteina che si trova al di sotto di essa trasformandola in vitamina D e mettendola in circolo nel sangue. Si tratta, per la precisione, della vitamina D3 che è quella, appunto, sintetizzata dalla pelle. Questa vitamina D3 subisce poi, prima nel fegato e poi nei reni, un’attivazione che le consente di agire così sui tessuti.

Bene, ora mi sembra decisamente più comprensibile…ma perché è così importante la vitamina D?

La funzione principale della vitamina D, e senz’altro la più conosciuta, è trasportare e fissare il calcio nelle ossa. Questa funzione è fondamentale per prevenire il rachitismo nei bambini e l’osteoporosi negli anziani. Oltre a questa sua attività principale, la vitamina D svolge altri importanti compiti nel nostro organismo. Serve, ad esempio, anche a permettere la contrattilità della muscolatura, ma non solo. Nel corso degli anni, diversi studi hanno dimostrato che i ricettori della vitamina D si trovano un po’ dappertutto; ciò significa che non è importante solo per le ossa o per i muscoli, ma svolge tante altre funzioni. Sappiamo, ad esempio, che è importantissima per la produzione di insulina da parte del pancreas e per la crescita cellulare, poiché regola la riproduzione delle cellule e, così facendo, gioca un ruolo importante nella prevenzione o nel rallentamento dello sviluppo dei tumori. Esiste infatti una relazione molto stretta tra tumore al colon, alla prostata e i livelli di vitamina D.

vitamina D

Veniamo alla stretta attualità e parliamo del recente lockdown che ha costretto molte persone, soprattutto i bambini, a restare a lungo chiuse in casa. Lei ha potuto riscontrare delle conseguenze da questa prolungata mancata esposizione alla luce solare in termini di casi di carenza di vitamina D o il periodo considerato è stato troppo breve?

I tre mesi di lockdown sono stati sicuramente un periodo troppo breve per avere dei riscontri nei termini che mi chiede lei, posso però dirle che la popolazione dei Paesi nordici, che vive abitualmente con poca luce solare, presenta un’importante carenza di vitamina D. Parliamo dei Paesi nordici, ma potremmo affermare la stessa cosa del nostro nord Italia.

E quale può essere la soluzione di fronte alla carenza di vitamina D per motivi “naturali”?

In quelle condizioni la soluzione, applicata soprattutto all’estero e negli Stati Uniti in particolare, è stata quella di produrre una campagna per promuovere l’integrazione di vitamina D attraverso l’alimentazione: molti prodotti, come latte, yogurt, succhi di frutta, ne sono stati arricchiti. Ma c’è ormai un’attenzione molto alta, anche in Italia, alla carenza di vitamina D: fino ai 2 anni di vita dei bambini allattati al seno (il latte materno non contiene vitamina D), per esempio, sono prescritte le integrazioni della vitamina per scongiurare il rischio di rachitismo.

Ricapitoliamo: alimentazione e luce solare sono le due fonti di vitamina D. In caso di mancanza o carenza di una delle due la vitamina si integra con un aumento dell’altra. Corretto?

Sì, corretto, ma non è tutto. Cibo e luce spesso non sono sufficienti, pertanto l’assunzione supplementare di vitamina D è fondamentale. Bisogna però dire che la luce solare ha dei limiti, perché col passare degli anni, il precursore della vitamina D che si trova nella pelle tende fisiologicamente a ridursi. Per questo motivo, a parità di esposizione alla luce, nel bambino e nell’uomo anziano c’è una diversa produzione di vitamina D e quindi una diversa esigenza di integrazione. Altro limite, di diversa natura, nasce dal fatto che noi, soprattutto d’estate, dobbiamo proteggerci dai raggi solari usando delle creme che evitino la formazione di melanomi della pelle. Questa protezione, però, impedisce la produzione di vitamina D. Oltre a questi vi è anche un limite legato al colore della pelle, perché la pelle scura consente una minor produzione di vitamina D perché assorbe meno la luce. Infine, dipende anche da quanta parte del nostro corpo è esposta alla luce: le donne che vestono lasciando scoperto solo il volto, ad esempio, sono sicuramente penalizzate nella produzione di vitamina D.

La carenza di vitamina D a che cosa può portare?

Col tempo, se non viene corretta, può portare ad un impoverimento della densità ossea, fino ad arrivare al rachitismo nei bambini e all’osteoporosi in età adulta.

La nostra chiacchierata col dottor Furlan termina qui. Cliccando su questo link è possibile prenotare una visita con lui presso il centro medico Benvita.

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Antongiulio Giove
Antongiulio Giove
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