tumore al seno

Il più grande nemico delle donne

Oggi affrontiamo il tema della prevenzione al femminile e lo facciamo insieme al dottor Steffano, senologo presso il Centro Medico Benvita.

Buongiorno dottor Steffano, quando si parla di prevenzione al femminile il primo pensiero va al tumore al seno: perché?

Perché è il primo per incidenza, poiché rappresenta il 29,5% della totalità dei tumori maligni diagnosticati alle donne. Nel 2020 i nuovi casi di carcinomi della mammella in Italia sono stati 54.976.

Approfondiamo il discorso prevenzione. Nelle nostre precedenti interviste siamo venuti a conoscenza di una prevenzione primaria e di una prevenzione secondaria: potrebbe spiegarci meglio che cosa sono?

La prevenzione primaria si fa forte della posizione della letteratura scientifica che ormai è concorde nel sostenere che un corretto stile di vita sia fondamentale per prevenire il tumore al seno.
I consigli principali riguardano il controllo del peso corporeo, ottenuto con una corretta alimentazione varia che privilegi frutta, verdura e cereali e limitando i grassi animali. A questo deve essere associata una attività fisica adeguata, contrastando il più possibile le occupazioni sedentarie. L’azione di contrasto al fumo e all’alcool sono altri fattori imprescindibili di prevenzione.

E la prevenzione secondaria?

Quando parliamo di prevenzione secondaria, invece, dobbiamo innanzitutto fare attenzione perché, in genere, le forme iniziali di tumore al seno non provocano dolore. Tuttavia, attraverso l’autopalpazione, è a volte possibile intercettare più precocemente un nodulo in accrescimento. E quando il tumore è in fase iniziale, è possibile attuare interventi meno invasivi e adottare cure mediche con maggiore efficacia. Ogni donna deve quindi eseguire in maniera corretta e regolare (mano piatta, passando in rassegna tutti i quadranti e la zona ascellare) l’autopalpazione già dall’età adolescenziale, con cadenza mensile, in particolare una settimana dopo la fine del ciclo.

In che cosa consiste una visita senologica?

È compiuta una valutazione completa delle condizioni di salute comprendenti le caratteristiche fisiologiche e le patologie in atto della paziente, il rischio familiare o genetico di malattia, e i fattori legati allo stile di vita. Si valutano, inoltre, le caratteristiche precise della complessità ghiandolare, non solo attraverso un’accurata visita clinica ma anche tramite l’integrazione degli esami strumentali specifici.

Quali sono gli esami strumentali che si possono fare al seno?

Sono la mammografia, l’ecografia, la risonanza magnetica e l’agobiopsia.
La mammografia è un esame radiologico della mammella che impiega i raggi X, efficace per riconoscere precocemente i tumori del seno, poiché consente di identificare i noduli non ancora percepibili al tatto, o a volte sospettarli per la presenza di segni indiretti di malignità come le distorsioni della trama ghiandolare o le microcalcificazioni.
L’ecografia è un esame non invasivo in quanto non utilizza radiazioni ionizzanti bensì ultrasuoni, che riescono a riprodurre immagini dettagliate della ghiandola mammaria.
La risonanza magnetica è un esame di secondo livello indicata soprattutto nei seni densi e nei sospetti di multifocalità. E’ inoltre indicata nello studio di pazienti con protesi mammarie e nel monitoraggio delle giovani donne sotto i 40 con familiarità importante o confermata mutazione genetica (BRCA).
L’agobiopsia si effettua nei casi dubbi e consiste nel prelievo di un piccolo frustolo di tessuto in anestesia locale, spesso sotto guida ecografica, per analizzarla al microscopio ed ottenerne un esame istologico che può orientare con efficacia il successivo iter clinico.

Che cosa sono i linfonodi sentinella?

La rete linfatica in questo particolare distretto corporeo è molto importante perché costituisce la via preferenziale utilizzata nella diffusione a distanza delle cellule neoplastiche dal tumore principale situato nella mammella. L’analisi dei linfonodi è importante per capire se la malattia è ancora contenuta a livello della mammella o se si è diffusa generando metastasi a livello dei linfonodi ascellari. Un tempo venivano effettuati interventi molto estesi ed invalidanti, con asportazione di molti linfonodi, spesso normali.
Grazie agli studi effettuati da diversi anni, si è visto che, nei casi in cui non ci siano linfonodi clinicamente sospetti, può essere impiegata la tecnica del linfonodo sentinella, per individuare, attraverso un esame scintigrafico (più frequentemente), il linfonodo più rappresentativo, da analizzare spesso durante l’intervento chirurgico.
In sostanza, attraverso la valutazione del linfonodo sentinella riusciamo a capire se il tumore originato nel seno ha cominciato a diffondersi o meno: se il primo linfonodo evidenziato dalla metodica (la “sentinella”, appunto) non è stato raggiunto dalle cellule tumorali, allora anche gli altri saranno normali e ciò significa che è possibile non procedere ad ulteriori asportazioni linfonodali.


In che modo la possibilità di analizzare i linfonodi ha cambiato l’approccio terapeutico al tumore alla mammella?

Nei tempi pionieristici era consuetudine effettuare interventi demolitivi sulla mammella, sui muscoli ad essa adiacenti e sui linfonodi. Ora, grazie alle cure oncologiche si è riusciti a trattare questi casi avanzati con farmaci efficaci prima dell’intervento chirurgico e ottenere spesso una riduzione delle dimensioni del tumore o del coinvolgimento linfonodale, al fine di consentire interventi più conservativi.

Quindi nel corso degli anni si è arrivati ad una chirurgia meno invasiva, giusto?

Sì, è giusto. La comprensione della malattia, negli anni, ha aiutato a capire meglio l’utilità del gesto chirurgico nell’effettuare trattamenti, ove possibile, conservativi. L’integrazione della chirurgia plastica ha ulteriormente agevolato il trattamento chirurgico potenziando il risultato estetico, anche qualora si debba optare per radicalità oncologica ad una asportazione completa della mammella.

La chirurgia è uno strumento da cui non si può prescindere nella cura del tumore?

Al momento, nonostante i progressi dei farmaci, la chirurgia ha ancora un significato assolutamente centrale. Pero è stata affiancata da altri trattamenti che possono anche essere personalizzati a seconda delle caratteristiche biologiche del tumore. La conoscenza sempre più approfondita delle caratteristiche del tumore ci consente di poter proporre, di volta in volta, dei piani di trattamento più efficaci: dopo una valutazione collegiale multidisciplinare dove l’intervento chirurgico, medico e radioterapico vengono opportunamente alternati nella sequenza più idonea.

Nell’approccio al tumore esistono figure di supporto psicologico?

Sì. Nel team oncologico multidisciplinare (chirurgo, oncologo, radioterapista, radiologo, anatomopatologo, chirurgo plastico, psicologo, fisiatra, case manager, genetista), il ruolo dello psicologo riveste una importanza fondamentale accompagnando e sostenendo la paziente in tutto il percorso.

Ringraziamo il dottor Steffano e ricordiamo che, cliccando su questo link, è possibile prenotare un appuntamento ambulatoriale con gli specialisti di Benvita.

Antongiulio Giove
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