la variante inglese

La variante inglese

Anche se il nome scientifico completo ci dice ben poco, VOC 202012/01, lineage B.1.1.7, ormai è tra noi e ne sentiamo parlare sempre più di frequente: è la cosiddetta variante inglese del coronavirus. Attualmente è presente in quasi il 20% dei contagi in atto, ma secondo gli epidemiologi questa percentuale d’impatto è destinata ad aumentare considerevolmente nelle prossime settimane.

Ma vediamo che cos’è questa variante inglese e perché suscita così tante preoccupazioni.

PERCHÉ “VARIANTE”

Ma in che cosa è cambiato il coronavirus? Perché parliamo di variante? La mutazione che ha subito il coronavirus risiede nella proteina spike, ovvero quella proteina che conferisce al virus la caratteristica e riconosciuta forma a corona e che consente allo stesso di penetrare nelle cellule umane.

LE PRIME SEGNALAZIONI

Le prime segnalazioni di casi di questa variante del coronavirus sono state registrate a dicembre 2020 nel sud-est dell’Inghilterra. Studi successivi hanno però retrodatato la sua presenza già nel mese di settembre. All’inizio di febbraio 2021, 80 Paesi appartenenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra cui la totalità degli Stati europei, ne hanno denunciato la presenza.

È PIÙ PERICOLOSO

Gli studi effettuati sulla variante inglese del coronavirus hanno dimostrato la sua maggiore trasmissibilità, associata ad una maggiore necessità di ospedalizzazione e di letalità. Significa che si trasmette dal 35 al 45% più facilmente del virus con cui abbiamo avuto a che fare sino ad oggi e provoca circa il 30% in più di vittime, perché determina una crescita esponenziale dei contagi. Per questo motivo è più pericoloso un virus facilmente trasmissibile di uno con una letalità superiore, ma che si diffonde più lentamente.

LE CONTROMISURE POSSIBILI

Secondo l’indagine effettuata dall’Istituto Superiore di Sanità, la variante inglese è presente nell’88% delle Regioni italiane e la sua diffusione è assolutamente in linea con quanto sta accadendo negli altri Paesi europei: siamo tra il 17 e il 20% dei contagi in atto. I rischi nel nostro Paese possono essere legati soprattutto al ritmo della campagna vaccinale, in particolare nei confronti delle categorie di popolazione più fragile che, sebbene stia procedendo rapidamente, non ha ancora raggiunto una copertura sufficiente. Se non vi saranno degli aggiustamenti rispetto alla campagna vaccinale, la trasmissibilità della variante inglese del virus potrà avere un impatto rilevante. In che modo le istituzioni sanitarie ritengono si debba ergere l’argine rispetto alla variante inglese e ad altre eventuali varianti? Attraverso alcuni passaggi cruciali: il monitoraggio costante dei dati epidemiologici di tutti i Paesi; il mantenimento, l’osservanza e, se necessario, l’inasprimento, dei presidi di sicurezza già in essere per riportare e mantenere costantemente l’indice di contagio inferiore a 1.

Ricordiamo che, dall’esplosione della pandemia, presso il Centro Medico Benvita è possibile effettuare i tamponi rapidi e molecolari in modalità drive through, ovvero senza scendere dall’auto.

Antongiulio Giove
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