iter di un vaccino

Come nasce un vaccino

Il 24 agosto scorso, l’ospedale Spallanzani di Roma ha dato il via alla sperimentazione di un vaccino italiano contro il Coronavirus.
Si tratta di una data importante perché l’obiettivo è l’ottenimento di milioni di dosi di vaccino per essere in grado, come Paese, di far fronte in autonomia all’emergenza sanitaria tuttora in corso.

CHE COS’E’ UN VACCINO

Ma che cos’è un vaccino? La definizione data dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) è di medicinale biologico, avente lo scopo di prevenire le malattie infettive attraverso una stimolazione del sistema immunitario che viene indotto a generare una risposta simile a quella causata dal virus, senza però innescare quei meccanismi che portano alla manifestazione della patologia.
Prima di questa iniziativa tutta italiana, le voci di un vaccino contro il Coronavirus ci hanno raggiunto dalla Russia, dalla Cina e dagli Stati Uniti. Non ci siamo però resi conto né di che cosa significhi realmente sperimentare un vaccino e renderlo disponibile alla popolazione, né di quale sia l’iter che si debba seguire affinché si possa passare dai test sui volontari alla vera e propria commercializzazione.
Secondo le linee guida dell’AIFA, l’Agenzia italiana del Farmaco, lo sviluppo di un vaccino è un processo complesso che ha, come primo passaggio, la conoscenza del microorganismo responsabile della malattia e la sua interazione col nostro organismo. Questa fase di studio avviene “in vitro”, senza il coinvolgimento di persone o animali.
Definito questo primo passaggio, comincia la fase pre-clinica durante la quale la sperimentazione avviene sia in vitro, sia su modelli animali. Questa seconda parte di attività sperimentale serve a definire la capacità del farmaco di produrre una risposta immunitaria nell’organismo che lo ospita, il suo profilo tossicologico e la sua sicurezza su un organismo vivente complesso.
Siamo a buon punto? Ancora no, perché da qui in poi comincia la sperimentazione clinica che prevede altre quattro fasi, l’ultima delle quali quando il vaccino è già in commercio.

LE QUATTRO FASI

Durante le prime tre fasi si aumenta gradualmente il numero di individui a cui è somministrato il vaccino. Sono poi definite la posologia (ovvero il numero di dosi necessarie per raggiungere l’immunizzazione), la sicurezza (attraverso l’analisi di eventuali reazioni negative) e l’efficacia, ovvero la durata della risposta immunitaria.  Infine è studiata la percentuale di soggetti che risponde positivamente alla somministrazione e la riduzione della possibilità di contrarre la malattia dopo la vaccinazione. In queste tre fasi è anche studiata la compatibilità del vaccino con altri vaccini, al fine di prevedere una somministrazione combinata con altri già in commercio.
Una volta immesso sul mercato, il vaccino è sottoposto ai cosiddetti studi di fase quarta, che hanno l’obiettivo di verificare l’efficacia del vaccino nella “vita vera”, con maggiore attenzione a quei gruppi di individui che possono presentare particolari caratteristiche patologiche.
L’obiettivo delle quattro fasi è ottimizzare l’efficacia del vaccino e rendere il più possibile prossimi allo zero i rischi correlati alla sua somministrazione, portando alla luce le eventuali controindicazioni su alcune tipologie di individui.

I NUMERI IN ITALIA

Oggi, attraverso i vaccini, in Italia si prevengono una serie di malattie come la poliomielite, la difterite, la pertosse, il tetano, l’epatite B, la meningite, il morbillo, la parotite, la rosolia, la varicella, l’herpes e l’infezione da papilloma virus umano. I numeri, come sempre, ci aiutano a comprendere meglio e, in questo caso, a capire la portata della copertura vaccinale in Italia.
Per quanto riguarda la Poliomielite, ad esempio, i dati oscillano tra l’83,3% della Provincia autonoma di Bolzano e il 97,3% del Lazio. La copertura vaccinale contro il Morbillo oscilla da un minimo di 70,9%, sempre nella Provincia autonoma di Bolzano, ad un massimo del 95% in Toscana. Il vaccino contro l’Epatite B ha coperto dall’83% della popolazione di Bolzano e provincia al 97,2% del Lazio.

Antongiulio Giove
Antongiulio Giove
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