binge-drinking

Il rapporto tra giovani e alcol

L’ “Assembramento da movida”, di cui spesso si legge negli ultimi giorni, è diventato simile al “rubare in chiesa”, ovvero uno dei comportamenti più stigmatizzabili da un punto di vista sociale.
E “movida” significa, spesso, giovani, aperitivo, quindi alcol a diversa gradazione, in base ai gusti personali e alla compagnia.
Mettendo da parte ogni tipo di considerazione sulle modalità con cui viene fatto passare il messaggio della necessità, ancora oggi, di mantenere una certa distanza sociale, proviamo a capire quale sia il rapporto tra i giovani, gli adolescenti e le bevande alcoliche.

COSA PREVEDE LA LEGGE

Innanzitutto va ricordato che l’organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda “l’astensione totale dal consumo di alcol fino ai 15 anni di età”.

L’Italia ha recepito le raccomandazioni dell’OMS attraverso una legge del 2012 che vieta la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 18 anni. Da questi due provvedimenti si può facilmente dedurre come l’assunzione di alcol per gli under 18 presenti dei rischi che, come vedremo, sono sia comportamentali, sia fisici.

CHE COSA SUCCEDE

La gradualità dello sviluppo fisico di un individuo porta alla formazione completa nel fegato degli enzimi in grado di metabolizzare l’alcol non prima dei 21 anni. Sotto i 16 anni tali enzimi sono completamente assenti, quindi prima di questa età sarebbe bene non assumere alcun quantitativo, seppur minimo, di alcol, perché il nostro fisico non è in grado di difendersi. Tra i 16 e i 21 anni, in corrispondenza con l’inizio della formazione degli enzimi nel fegato, iniziamo ad essere in grado di metabolizzare l’alcol, anche se più lentamente, con la conseguenza che la dipendenza arriva prima e i danni a fegato e cervello risultano inferiori.

Per essere ancora più chiari, prima dei 16 anni è come camminare sotto un acquazzone in jeans e maglietta; tra i 16 e i 21 anni indossiamo un impermeabile col cappuccio; dopo i 21 anni abbiamo impermeabile, cappuccio e ombrello. Ma se l’acquazzone è molto intenso e dura parecchio, con qualsiasi protezione torneremo a casa bagnati fradici…

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LE POSSIBILI CONSEGUENZE

Si è parlato di danni a fegato e cervello, poiché mentre il primo è la sede deputata alla metabolizzazione delle sostanze alcoliche, alcune ricerche effettuate attraverso la risonanza magnetica dimostrano che anche il cervello subisce gli effetti dell’assunzione dell’alcol. Ciò che è emerso, infatti, è un assottigliamento della corteccia cerebrale tra i 18 e i 21enni consumatori di sostanze alcoliche. Tale riduzione della corteccia può essere dovuta sia alla morte delle cellule cerebrali oppure ad una inibizione della moltiplicazione cellulare. Gli effetti, in ogni caso, sembrerebbero certi.

L’assunzione di alcol in età adolescenziale unisce l’effetto disinibitore della sostanza alla mutazione già fisiologicamente in corso nei cervelli in quella fascia d’età. Le conseguenze sono molteplici e tutte negative: perdita di attenzione, di vigilanza, di coordinamento motorio e decisionale.

LE ABITUDINI

I giovani oggi hanno preso le distanze dalle abitudini delle generazioni precedenti che privilegiavano il consumo di alcol come parte integrante dei pasti. Oggi si vive nell’era del binge-drinking, un consumo smodato e concentrato in poche occasioni, sempre fuori pasto, solitamente limitate alle uscite del fine settimana con gli amici. Superalcolici e birra sono le bevande più consumate. Il binge-drinking è diffuso maggiormente tra i 18 e i 24 anni e riguarda solitamente il genere maschile. L’eccezione di genere la troviamo, invece, nella fascia d’età più bassa, tra gli 11 e i 15 anni, quella in cui sarebbe vietata l’assunzione di bevande alcoliche e che invece fa registrare una percentuale più alta di ragazze nella pratica del binge-drinking.

Secondo l’ultimo rapporto Istat nel 2018 il 66,8% dei ragazzi di 11 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno, mentre un undicenne su 5 (il 20,6%) si configura come consumatore giornaliero. I consumatori occasionali sono il 46,2%, mentre coloro che bevono alcolici fuori dai pasti sono il 30,2%. Tutte queste percentuali sono in netta crescita rispetto a dieci anni prima, con conseguenze preoccupanti per lo sviluppo psicofisico dei nostri ragazzi.

(Fonti: ISS, OMS, Istat)

Antongiulio Giove
Antongiulio Giove
staff@benvitamedica.com
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