Cos’è il fenomeno Hikikomori?

100 mila giovani italiani decidono di “stare in disparte”:
è il fenomeno Hikikomori

Arriva dal Giappone, riguarda soprattutto i giovani maschi tra i 14 e i 30 anni, bravi a scuola, spesso figli unici, sensibili e introversi.

Si chiama Hikikomori e non è un nuovo E-Game, né il remake di un mega robot degli anni ’80, né il titolo di una nuova serie TV girata a Tokyo, ma si tratta bensì di una condizione sociale in cui i soggetti si difendono dalle eccessive pressioni esterne ponendosi in disparte rispetto al resto della società. Non a caso il termine Hikikomori deriva dalle parole giapponesi hiku (tirare) ekomoru (ritirarsi) ed esprime proprio il ritiro sociale a cui si condannano, tra gli altri, quasi centomila giovani italiani, per un periodo che varia da pochi mesi fino ad arrivare a diversi anni.

Il Giappone detiene il poco invidiabile primato di circa un milione di ragazzi o  uomini (sotto il monte Fuji sono molti i casi anche di over 40) affetti da questa che, ritenuta inizialmente una sindrome culturale, col tempo si è configurata come un vero e proprio disagio adattivo sociale. Sebbene l’Hikikomori sia ormai diffuso anche in molti Paesi occidentali, come mai è l’Italia, dopo il Giappone, ad avere il maggior numero di casi?

PERCHÉ E DOVE NASCE

Alla base del fenomeno si possono identificare dei fattori endogeni, come la personalità o la presenza di eventi traumatici pregressi, ed esogeni, quali gli ambienti che comunemente si frequentano, tra i quali scuola e famiglia sembrerebbero rivestire un ruolo decisivo. Negli ultimi anni lo sviluppo tecnologico, la diffusione di internet e l’avvento dei social network hanno rivestito un ruolo fondamentale nella esponenziale diffusione di tali comportamenti nei ragazzi.

Ma perché soprattutto in Giappone? E perché in Italia deteniamo il triste primato di secondo Paese al mondo per numero di individui soggetti a Hikikomori? La risposta ad entrambe le domande, secondo alcuni studi, è legata al modello sociale che accomuna il Giappone e l’Italia: due società che, seppur così distanti culturalmente, risultano molto simili nell’eccessivo attaccamento alla figura materna e, soprattutto in Giappone, da un’eccessiva distanza emotiva da parte della figura paterna. Dall’assenza dell’integrazione dei due ruoli genitoriali ne deriva una relazione genitori-figli fragile e poco serena che può così spingere i figli alla soluzione estrema dell’isolamento.

CHE COSA SUCCEDE

L’individuo si chiude in casa, o meglio, nella propria stanza, rifiutando ogni contatto con l’esterno: i ragazzi più giovani interrompono la loro frequenza scolastica, tutti cessano ogni tipo di comunicazione, anche con i propri familiari, iniziando a manifestare una forte dipendenza da internet e invertendo il ritmo sonno-veglia. Dormire quando il resto del mondo è sveglio e attivo e restare svegli quando tutti dormono alimenta ed accentua l’isolamento sociale.

I sintomi che accomunano i soggetti che soffrono di Hikikomori sono presenti anche in altre patologie psichiatriche: perdita di motivazione e di iniziativa, isolamento sociale, disturbi del sonno, disforia (instabilità umorale), ridotta concentrazione, rappresentano infatti sintomi comunemente riscontrabili sia nei disturbi depressivi, sia nei disturbi d’ansia. Per questo motivo si sono create due scuole di pensiero: una riconduce la presenza dei sintomi dell’Hikikomori ad altre patologie psichiatriche preesistenti (disturbi di personalità e disturbi depressivi), l’altra invece ritiene che tali comportamenti rappresentino l’espressione di una nuova sindrome a sé stante.

TIPOLOGIE DI HIKIKOMORI

La sociologa francese Maia Fansten ha catalogato le diverse tipologie di Hikikomori in quattro gruppi, sulla base delle singole motivazioni che conducono al ritiro dalla vita sociale.
Esiste il “ritiro alternativo”, in cui il soggetto decide di mettersi in disparte come forma di rifiuto delle dinamiche della società moderna. In questo caso è spesso presente una forma di depressione esistenziale.

Il “ritiro reazionale” è invece la risposta a una condizione di grandi difficoltà relazionali intra-familiari.

È stato poi identificato il “ritiro dimissionario” che riguarda coloro che non si sentono in grado di soddisfare le aspettative sociali e familiari che sentono riposte su di loro.

Si parla infine di “ritiro a crisalide” quando questo esprime una fuga dai doveri dell’età adulta, dettato dalla paura di non essere all’altezza che spinge ad un vero e proprio evitamento del futuro.

Conoscere i sintomi consente di chiedere aiuto tempestivamente agli specialisti, ricevendo la necessaria assistenza.

(Fonti: ISS, OMS)

Antongiulio Giove
Antongiulio Giove
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