apnee notturne

Speciale sonno:
se il riposo è disturbato dall’OSAS

Incontriamo il dottor Enrico Noseda, pneumologo e direttore sanitario presso il Centro Medico Benvita, col quale approfondiamo il cuore delle patologie dei disturbi del sonno, ovvero la Sindrome della Apnee ostruttive del Sonno, meglio conosciuta con l’acronimo OSAS. L’appuntamento col dottor Noseda rientra nel ciclo di interviste che vanno a costituire lo “Speciale Sonno” che il Centro Medico Benvita ha curato per i suoi utenti.

Buongiorno dottor Noseda, cominciamo da una domanda semplice: perché dormiamo?

Il sonno svolge due importanti funzioni: farci riprendere le forze spese nel giorno precedente e, soprattutto, è fonte di enormi benefici per la nostra salute. Una regolarità nel sonno, infatti, abbassa la pressione sanguigna, rallenta l’invecchiamento, contrasta la perdita di memoria, favorisce la riparazione cellulare…è, insomma, un toccasana per il nostro organismo.

Quanto dovremmo dormire per garantirci questi effetti salutari?

Dipende dall’età, poiché il nostro fabbisogno di sonno è inversamente proporzionale all’età: invecchiando abbiamo meno bisogno di dormire. Un bambino di 2 anni dovrebbe dormire dodici ore e mezza, sopra i cinquant’anni sono sufficienti sei ore di sonno. Tra questi due estremi vi sono diversi step che legano il fabbisogno all’età: fino alle scuole elementari si dovrebbe dormire almeno 10 ore e mezza, fino ai trent’anni sette ore e venti minuti…

Ci può dire che cosa avviene quando dormiamo?

Nel corso della notte viviamo più cicli del sonno. Un ciclo dura tra i 90 e i 120 minuti ed è composto di più fasi chiamate REM e non-REM. Ovviamente più il sonno è prolungato, più avremo una maggiore alternanza di fasi REM e non-REM. La fase non-REM è quella in cui ci addormentiamo, ci rilassiamo col cosiddetto primo sonno e entriamo infine nel sonno profondo, in cui battito cardiaco e respirazione si abbassano. Nella fase REM è come se il nostro cervello si riorganizzasse: i movimenti oculari sotto le palpebre si fanno più vivaci e l’attività onirica è più intensa.

Bene, questo accade in una condizione di normalità, in presenza di sonno regolare. Veniamo ora a ciò che può disturbare la regolarità del nostro riposo notturno: le apnee. In che cosa consistono?

Con “apnea” ci si riferisce ad una respirazione atipica durante il sonno, quando un paziente aumenta o diminuisce in modo insolito la sua frequenza respiratoria, provocando un’inadeguata ossigenazione del sangue. L’apnea ostruttiva del sonno comporta l’interruzione della respirazione per almeno 10 secondi, a causa di una temporanea ostruzione delle vie respiratorie superiori in presenza di uno sforzo ventilatorio sia toracico, sia addominale per la durata dell’episodio. L’apnea centrale si verifica invece quando la parte di cervello che controlla la respirazione non invia i segnali che danno il via alla respirazione e dunque il nostro organismo si dimentica di respirare.

Quali sono le conseguenze per chi soffre di apnee notturne?

Possiamo definire l’apnea notturna come un disturbo invalidante, poiché frammenta il sonno e, così facendo, annulla tutti quei benefici elencati in precedenza che esso può generare. Inoltre provoca irritabilità e, di conseguenza, altera negativamente anche i rapporti sociali. Se pensiamo ai numeri relativi ai soggetti che soffrono di apnee notturne, capiamo meglio quanto si tratta di un grande problema sociale: in Italia il 4% della popolazione adulta ne soffre, vale a dire 1,6 milioni di persone di cui il 50% sono uomini, mentre negli Stati Uniti sono ben 25 milioni i soggetti colpiti.

Come faccio a capire di soffrire di OSAS, ovvero di apnee notturne?

Beh, chi dorme con un partner si sentirà dire di russare abitualmente o di avere delle pause respiratorie mentre dorme. Da soli ci si può accorgere dei risvegli improvvisi son sensazione di soffocamento, o perché si avverte una forte sonnolenza diurna. Esiste poi una sintomatologia inequivocabile associata all’OSAS che prevede una ridotta performance lavorativa, la sudorazione notturna, mal di testa al risveglio, la necessità di fare tanta pipì durante la notte, disturbi sessuali (in circa un terzo dei pazienti giovani e obesi), cambiamenti di personalità e disturbi dell’umore. La frammentazione del sonno legate alle apnee notturne, in seguito a tutte queste conseguenze che può provocare, porta ad un invecchiamento precoce.

Esistono delle patologie correlate all’OSAS?

Sì, certamente. L’OSAS è associata a ipertensione, iperinsulinemia, ipertrigliceridemia, riduzione del colesterolo, patologie coronariche, scompenso cardiaco cronico, fibrillazione atriale.

Quali sono gli esami che mi danno la certezza di soffrire di OSAS?

Sono la polisonnografia (descritta ampiamente in questo articolo, ndr) e il monitoraggio cardiorespiratorio, che registra fondamentalmente questi parametri: rumore respiratorio, frequenza cardiaca, ossimetria (quantità di ossigeno nel sangue arterioso), posizione corporea e sforzo toracico.

Qual è la terapia per affrontare questa sindrome?

Si può procedere con una terapia comportamentale, che prevede un’alimentazione sana, attraverso la riduzione delle bevande alcoliche, la riduzione di peso, la limitazione di farmaci ipnotici o sedativi. Si può attuare una terapia posizionale, con particolare accessori che aiutano a dilatare le narici e ad assumere una posizione durante il sonno che non agevoli l’apnea. Si può poi intervenire sulla posizione della mandibola con protesi, si può utilizzare la C-PAP, un sistema di ventilazione meccanica, o, come extrema ratio, ci si può rivolgere alla chirurgia.

Ringraziamo il dottor Noseda e ricordiamo che si può prendere appuntamento con lui per un consulto cliccando su questo link.

Antongiulio Giove
Antongiulio Giove
staff@benvitamedica.com
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